Berlusconi a #Italia18: «Renzi ha deluso. Pronti ad accogliere i fuoriusciti del M5S»

Silvio Berlusconi è convinto che il centrodestra possa centrare l’obiettivo del 40% e garantirsi in Parlamento la maggioranza dei seggi necessaria per varare il governo. Ma qualora l’autosufficienza della coalizione non fosse garantita, non avrebbe difficoltà ad accettare il sostegno dei fuoriusciti del Movimento 5 Stelle, ovvero coloro che per le grane legate ai rimborsi o ad altre vicende che li vedono in contrasto con i vertici, già all’insediamento delle nuove Camere potrebbero decidere di confluire nel gruppo Misto. «Non si dice mai di no a chi è pronto a sottoscrivere il tuo programma», ha sottolineato nella diretta di #Italia18, negli studi di Corriere Tv. Parole che hanno scatenatole reazioni dei big del Movimento. Secondo il leader di Forza Italia, «i grillini sono persone prese un po’ a casaccio, gente che in molti casi non ha mai lavorato. Sostenere il governo sarebbe molto conveniente per loro: incasserebbero la totalità dell’indennità di carica. Tuttavia – ha aggiunto – credo che non ne avremo bisogno perché avremo la maggioranza. E comunque se la maggioranza non ci fosse torneremmo a votare». Niente grosse coalizioni, insomma.

«Renzi ci ha deluso»

Berlusconi ha rimarcato più volte che la coalizione di centrodestra è solida e che l’alleanza è garantita «da un programma comune, sottoscritto da tutti e custodito in cassaforte». E ha smentito la possibilità di un’intesa programmatica con qualcuna delle altre forze politiche in campo: «I nostri programmi sono troppo diversi». Ma tra il M5S e il Pd vede comunque grosse differenze: il primo lo considera pericoloso («Per questo 4 mesi fa, quando sembravano avviati alla vittoria, ho deciso di tornare ad impegnarmi come feci nel ‘94 per fermare i comunisti»), il secondo no. «Su Renzi avevamo riposto speranze – ha commentato durante il faccia a faccia con Tommaso Labate – ma ci ha deluso. Ha il merito storico di aver tagliato definitivamente i rapporti con i comunisti, ma poi con il suo governo ha portato l’Italia ad essere la maglia nera dell’Unione Europea. Mentre gli altri Paesi vedono le loro economie crescere, da noi ci sono molti più immigrati, più disoccupati e debito più alto».

Tajani candidato premier

Il leader azzurro ha poi annunciato che prima della fine della campagna elettorale la coalizione di centrodestra annuncerà ufficialmente il proprio candidato premier. Il nome non viene ancora fatto e l’unico su cui si sbilancia è quello già circolato più volte nelle ultime settimane, ovvero quello di Antonio Tajani, «il miglior presidente dell’Europarlamento di sempre». Resta però da trovare l’intesa con gli alleati anche perché resta il patto tacito che a indicare il capo del governo sarà la forza politica che, nella coalizione, avrà ottenuto più consensi. Qualora toccasse a Forza Italia, Tajani sarebbe la prima scelta. Altri nomi? «Al momento non ne faccio per evitare loro il tritacarne mediatico». Nessuna indiscrezione neppure sui nomi dei ministri chiave, a partire dall’Economia: «Serve una persona che conosca a fondo la realtà del Paese fuori dalla politica». O la Giustizia: «Sarà un giudice o un avvocato, non una persona estranea alla materia visto che bisognerà affrontare il tema della riforma della materia». In ogni caso «non sarà Ghedini: io non glielo chiederei e lui mai accetterebbe». Comunque vada, ha chiosato, «sarò io il garante dell’alleanza e del programma».

Lo «young act»

Ma quali sarebbero i primi atti di un governo a guida centrodestra? «Sicuramente interventi per combattere la disoccupazione giovanile – ha detto il Cavaliere sottolineando la drammatica situazione che riguarda soprattutto le regioni del Sud -. Puntiamo ad incentivare il lavoro a tempo indeterminato, diversamente dal jobs act di Renzi che ha creato soprattutto contratti a termine che non danno stabilità alle aziende e che non permettono ai giovani di fare progetti per il futuro. Con noi le imprese avranno una defiscalizzazione per tre anni di apprendistato e per altri tre anni di assunzione». Sei anni in cui il cuneo fiscale sarà di fatto pari a zero. Berlusconi avrebbe già in mente un nome per il provvedimento (o, meglio, non lo aveva ma lo ha improvvisato durante la diretta): «lo young act». Il Cavaliere ha poi rilanciato il progetto della flat tax al 23% («la porteremo in aula prima dell’estate»), l’aumento delle pensioni minime a 1.000 euro, una cifra analoga «per le mamme dai 67 anni in avanti» e una riforma dei punti della legge Fornero sulle pensioni che salverebbe l’impianto complessivo superando alcuni punti critici.

«Il Milan? Non lo ricompro»

Il leader di Forza Italia, infine, ha confermato che non ricomprerà il Milan, neppure ora che emergono difficoltà economiche per la nuova proprietà cinese, come evidenziato nei giorni scorsi dall’inchiesta di Milena Gabanelli sul Corriere. «Il mio cuore resta legato alla squadra – ha spiegato – ma da quando nel calcio sono entrati i soldi del petrolio, per una sola famiglia il costo di una squadra di alto livello è insostenibile».

Intervista integrale al seguente link.

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