Centrodestra in testa e Berlusconi pensa di aprire alla lista unica

L’obiettivo resta il Tedeschellum. Ma c’è un’alternativa se non cambiano le regole

L’obiettivo è vincere, non partecipare. Per questo se Matteo Renzi deciderà di giocare in difesa e si batterà – nonostante la moral suasion di Sergio Mattarella che su questo tema si è esposto e ci ha messo la faccia – per mantenere il sistema elettorale da lui disegnato per la Camera, senza uniformarlo con quello del Senato, Silvio Berlusconi darà il via libera alla lista unica.

Chi ha avuto modo di confrontarsi con lui di recente lo ha trovato quanto mai convinto. La soluzione preferita da parte del presidente di Forza Italia resta il proporzionale con il premio alla coalizione. Ma se il sistema per Montecitorio restasse quello che prevede il premio al 40% per la lista più votata – e i collegi bloccati – sarebbe indispensabile correre ai ripari e lavorare per permettere al centrodestra unito di vincere e governare. Una convinzione a cui hanno sicuramente contribuito i sondaggi di Alessandra Ghisleri che mostrano come l’elettorato si senta pronto a questa soluzione e non sia intenzionato a rifugiarsi nei fortini identitari, penalizzando una eventuale aggregazione sotto le stesse insegne. Il problema della lista unica è, però, quello della scelta del candidato premier. Sia Berlusconi che Salvini, infatti, convengono sul punto che sarà il partito con il maggior numero di voti a esprimere il presidente del Consiglio. Questa scelta ex post non sarebbe possibile realizzarla con il listone.

C’è un’altra indicazione che arriva da Arcore rispetto alla campagna elettorale. Le idee che verranno messe in campo dovranno essere innovative, il programma dovrà contenere proposte forti e dettagliate, i rami dell’«albero del programma» dovranno essere solidissimi, perché «non sarà un come eravamo, non racconterò l’Italia di venti anni fa». La questione del candidato premier, con il rilancio da parte del Corriere della Sera della candidatura di Antonio Tajani, è ritenuta decisamente prematura. L’ultimo sondaggio su questo tema con il presidente del Parlamento europeo risalirebbe a inizio luglio. Tajani è attestato sulla linea del «preferirei di no», sul modello dello «scrivano Bartleby» di Melville. Ma è chiaro che se Berlusconi insistesse la sua resistenza potrebbero essere meno inflessibile di quella del protagonista del romanzo. In questo senso molti guardano al tradizionale appuntamento politico organizzato a Fiuggi dallo stesso Tajani i prossimi 15, 16 e 17 settembre dove Berlusconi dovrebbe essere presente e intervenire il 17 mattina.

«Tajani è un fondatore di Forza Italia, presidente del Parlamento Europeo, dopo Berlusconi è l’esponente di Fi di più ampio rilievo e prestigio. Sta facendo benissimo il presidente del Parlamento europeo. Il resto serve a poco. Non che non ci sia il problema, il problema c’è; c’è anche per la sinistra e per il M5S, così come per il centrodestra» sintetizza Renato Brunetta che si prepara a «dirigere» oggi alla Camera le operazioni in vista del rilancio in commissione Affari costituzionali della discussione sulla legge elettorale. Ma c’è un’altra battaglia che Forza Italia si prepara a combattere. «Fino a domenica l’Unione delle Camere Penali raccoglierà nei tribunali e nelle piazze italiane le sottoscrizioni alla sua proposta di legge sulla separazione delle carriere dei magistrati. Si tratta di una battaglia politica che Forza Italia conduce da anni» dichiarano Paolo Romani e Renato Brunetta. «Ci auguriamo che quanti si riconoscono nei valori di libertà e di dignità del cittadino appongano la loro firma e diano forza a una proposta che ha lo scopo di favorire quell’imparzialità e quella terzietà che derivano anche da una specifica competenza e preparazione».

Articolo su Il Giornale di Fabrizio De Feo

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