SILVIO BERLUSCONI, MOSSA DA VERO LEADER

Silvio Berlusconi ripone la sciabola nel fodero e concede all’alleato Matteo Salvini l’opportunità di firmare il famoso ‘contratto’ con Luigi Di Maio per dar vita al governo Lega-M5S, che non avrà il voto di fiducia di Forza Italia ai nastri di partenza, ma potrà contare sul ‘supporto azzurro‘ qualora produrrà “provvedimenti che siano in linea con il nostro programma e che riterremo utili per gli italiani”.

Il tutto senza che cambi di una sola virgola i rapporti interni alla coalizione che amministra Regioni di peso come Lombardia, Veneto, Liguria e ora anche il Friuli Venezia Giulia:

“Se un’altra forza politica del centrodestra ritiene di assumersi la responsabilità di creare un governo con i 5 Stelle, prendiamo atto con rispetto della scelta. Non sta certo a noi porre veti o pregiudiziali” e “tutto ciò non segna la fine dell’alleanza”. Il nullaosta del Cavaliere arriva alla fine di una giornata complessa e frenetica, catalizzata da incontri, riunioni, spifferi e attese febbrili.

I segnali che qualcosa, stavolta, si stava davvero muovendo era arrivato direttamente dal capo politico pentastellato, che aveva insolitamente riconosciuto a Berlusconi di essere “l’ultimo ad avere responsabilità” dell’impasse istituzionale degli ultimi 60 giorni. Di Maio si era spinto addirittura a dire che su Berlusconi non c’è stato nessun veto, piuttosto le intenzioni del Movimento erano quelle di formare un governo con due sole forze politiche, per evitare pericolose ‘torri di Babele’. Parole che al vertice più alto di Forza Italia sono suonate come un’offerta di pace, o quantomeno di tregua dopo gli scontri all’arma bianca di questi mesi, ma anche degli ultimi giorni.

Berlusconi però, ha scelto la formula della ‘benevolenza critica’, come l’ha chiamata il governatore della Liguria, Giovanni Toti. “Valuteremo in modo sereno e senza pregiudizi l’operato del governo che eventualmente nascerà, sostenendo lealmente, come abbiamo sempre fatto, i provvedimenti che siano in linea con il programma del centrodestra e che riterremo utili per gli italiani”, si legge infatti nel comunicato di Arcore. Berlusconi vuole tenersi le mani libere, infatti puntualizza che “se invece questo governo non potesse nascere, nessuno potrà usarci come alibi di fronte all’incapacità, o all’impossibilità oggettiva, di trovare accordi fra forze politiche molto diverse”. Di più, sottolinea, “a noi non si può chiedere”.Al di là del via libera, infatti, sul tavolo restano diversi nodi ancora da sciogliere, primo tra tutti quello della premiership. Né Salvini, né Di Maio occuperanno la sedia di Palazzo Chigi, che spetta a un nome terzo da concordare insieme.

Nelle varie interlocuzioni delle ultime ore il segretario del Carroccio rivendica un presidente del Consiglio scelto nell’alveo del centrodestra, ma il capo politico pentastellato (che ha annullato gli impegni a Parma e Imola) preferisce una personalità che fornisca maggiori garanzie ai suoi. Stando a quanto si apprende, il nome di Giancarlo Giorgetti, vicesegretario e capogruppo leghista alla Camera, sembra essere uscito dalla lista, così come è durata poco anche la candidatura di Giulia Bongiorno.Per l’ex vicepresidente della Camera “prima vengono i temi del contratto di governo e poi si parlerà di nomi”. Perché il momento è “importante, ma ancora abbiamo tanto da fare per mettere in piedi una squadra”.

I due leader ovviamente hanno altre frecce nei loro rispettivi archi, ma devono trovare una quadra prima che l’arbitro del Colle porti alla bocca il fischietto per decretare la fine del match. Mattarella ha già concesso un prezioso extratime ai giocatori, ma difficilmente dilaterà ancora i tempi per la formazione dell’esecutivo. A maggior ragione adesso che veti e ostacoli sono superati.

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